Gesù il Servo sofferente (Marco 14:32-52)

Introduzione

Leggendo questo brano mi veniva in mente il libro di Isaia quando parla del “Servo del Signore” presentandolo come “un uomo di dolore”, familiare con la sofferenza (Isaia 53:3), Colui che sarebbe stato mandato da Dio per salvare il popolo grazie al suo sacrificio.

Gesù è quel Servo, il Figlio di Dio, l’uomo di dolore, familiare con la sofferenza che qui viene narrato dal testo di Marco nei suoi ultimi giorni di vita.

I discepoli vengono coinvolti nel dolore del loro Maestro. Noi veniamo coinvolti nel dolore che Gesù stava provando, ma sia i discepoli e sia noi gli abbiamo voltato le spalle, perché non siamo stati in grado di comprenderlo.

Possiamo trarre da questo brano almeno tre dolori che Gesù ha provato.

In primo luogo, possiamo comprendere

 
  1. Il peso spirituale della rottura con Dio.

    Quello di Gesù è un dolore non solo fisico, ma soprattutto spirituale, poiché Gesù si doveva caricare di tutti i peccati del mondo ed espiarli davanti a Dio, come afferma Pietro: “Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le sue lividure siamo stati guariti” (1 Pietro 2:24). Quello di Gesù è un dolore che nasce dalla rottura dell’uomo con Dio, che deve affrontare il giudizio di Dio e la sua condanna. Solo chi avverte il peso del peccato e la sua gravità può comprendere questo dolore. Paolo può comprendere la grandezza della grazia di Dio proprio perché aveva compreso il peso e la gravità del suo peccato, che lo aveva condizionato prima della sua conversione: “E ultimo apparve anche a me come all’aborto, perché io sono il minimo degli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. Ma è per la grazia di Dio che sono quello che sono…” (1 Corinzi 15:8-10). 

    Gesù non stava pagando per il suo peccato che non ha mai commesso, ma per il nostro peccato, e Lui si è fatto carico e si è sostituito a noi senza aver mai peccato, ed è questo un altro estremo dolore che ha dovuto subire per noi e a causa del nostro peccato. Ed è proprio per questo che la decisione di sottomettersi al Padre gli ha causato una sofferenza superiore alla stessa sua crocifissione fisica sulla croce. Senza questo dolore non ci sarebbe mai stata alcuna salvezza per noi. Solo chi è passato per la conversione a Cristo e prova contrizione per il proprio peccato può provare qualcosa di questo dolore. Per diventare discepoli di Cristo bisogna passare da questo dolore, ovviamente non con la stessa intensità che ha provato Gesù, ma bisogna sperimentare cosa significa essere lontano da Dio ed essere sotto il suo giudizio. Se il nostro peccato non ci fa stare male c’è qualcosa che non quadra nella nostra conversione a Cristo. Siamo come i discepoli di Gesù, che dormono invece di provare dolore per il proprio peccato, dormono perché sono anestetizzati e presi dalle proprie dinamiche della vita e non capiscono cosa sta succedendo.

    In secondo luogo, possiamo comprendere

 

2. Il tradimento di coloro che gli erano più cari.

Al dolore spirituale si aggiunge quello del tradimento delle persone a Lui più vicine. In primo luogo, Giuda che lo tradisce, poi Pietro che lo rinnega per ben tre volte. Sono due discepoli molto legati a Gesù, eppure Giuda si è accordato con i capi religiosi per consegnarglielo. Pietro lo disconosce pubblicamente, e anche gli altri discepoli lo abbandonano. Questo è il dolore dell’anima che dev’essere stata lancinante per Gesù, perché l’amore che Lui ha provato per i suoi discepoli è andato in frantumi e non è stato da loro corrisposto.

Il tradimento è qualcosa di veramente atroce, perché mette in atto tutta una serie di sofferenze inaspettate, che ci colgono di sorpresa e, per questo non siamo mai pronti ad affrontare. Soprattutto quando a tradire sono le persone che ci sono più vicine, quelle che non avremmo mai pensato potessero mettere in discussione il rapporto e gli affetti costruiti nel tempo e, fino a quel momento evaporati senza nessun preavviso.

Abbiamo mai tradito qualcuno nella nostra vita? Come Giuda, abbiamo mai tradito ad esempio salutando formalmente un fratello, quando in realtà provavamo un sentimento negativo nei suoi confronti? Come Pietro, hai mai tradito qualcuno quando ti sei trovato in una situazione particolare e scomoda?

Dobbiamo pensare che ci sono diverse tonalità di tradimento a cui possiamo tendere. Abbiamo mai tradito in quelle forme di tradimenti che riteniamo meno gravi?

In terzo luogo, dobbiamo comprendere

3. Il dispiacere di non essere riconosciuto.

Il terzo dolore consiste nel mancato riconoscimento da parte di coloro che avrebbero dovuto conoscere le Scritture, come i capi religiosi che in realtà non hanno compreso nulla di Gesù. Invece di riconoscerlo e accoglierlo come il Messia che stavano aspettando, lo rinnegano e lo vogliono uccidere. La venuta di Gesù era stata annunciata dai profeti, ma quando Lui è venuto, i “suoi” non lo hanno riconosciuto come il Figlio di Dio diventato uomo. Fanno sì delle domande e indagano su di Lui, ma solo per metterlo in difficoltà e respingerlo.

La durezza del loro cuore è un motivo di dolore per Gesù, quando ad esempio piange sulla città di Gerusalemme affermando: “Quante volte ho tentato di soccorrere i tuoi figli, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le sue ali, ma voi non avete voluto” (Matteo 23:37). Questo è un motivo di dolore che viene dal rigetto di Gesù, come Figlio di Dio, come Signore e Salvatore.

Questi tre dolori sono una miscela esplosiva della sofferenza che Gesù ha provato negli ultimi giorni della sua vita, che invece di avere la comprensione e il conforto dei suoi discepoli è stato da loro tradito, rinnegato e abbandonato. Invece di essere riconosciuto e accolto come Signore e Salvatore, viene perseguitato e aggredito fino ad essere ucciso. Questo è ciò che Gesù ha dovuto sopportare, a causa del nostro peccato e per la nostra guarigione e salvezza. Gesù ha dovuto subire il dolore per identificarsi con il nostro dolore, per aprire una via di salvezza che ci liberasse dalla condanna e dal peccato che pendeva sua di noi.

Lui solo è stato in grado di simpatizzare con noi e con il nostro dolore, senza mai commettere peccato (Ebrei 4:15). È stato un dolore atroce quello di Gesù, grazie al quale si è inaugurata per noi una via di speranza e di guarigione, per il nostro dolore e per la nostra salvezza. La sofferenza fisica è stata guarita e, ogni lacrima sarà asciugata, e tutti piegheranno le loro ginocchia per riconoscerlo come Signore e Salvatore, compresi coloro che non lo hanno riconosciuto e accettato. Coloro che lo hanno tradito e rinnegato sono diventati amministratori dell’evangelo grazie alla sua opera dolorosa, ma efficace a smantellare l’ignoranza che ci contraddistingueva inducendoci a peccare.

Conclusione

È solo grazie al dolore che Gesù ha provato che possiamo affrontare i nostri dolori ed ottenere da Lui la forza, la pazienza, la guarigione e la salvezza. Lui ha sofferto per noi e a causa nostra, per darci un avvenire e aprire una prospettiva per la nostra vita. Ha sofferto per tutti coloro che credono in Lui e che hanno bisogno di trovare un conforto e una guarigione ai loro dolori.

Oggi è l’occasione buona per essere liberato dai tuoi dolori e trovare giovamento e conforto in Lui e attraverso di Lui; approfittane! Preghiamo!        

 
Avanti
Avanti

Gesù è sovrano, non una vittima (Marco 14:12-31)