Gesù e l’incredulità (Marco 16:9-20)

Introduzione

In diversi manoscritti antichi si riporta una versione più breve secondo cui il Vangelo di Marco terminerebbe con il versetto 8: “Uscirono e fuggirono dal sepolcro, perché erano prese da timore e tremore, e non dissero nulla a nessuno perché avevano paura”.

Pensate se il protovangelo, cioè il Vangelo di Marco, che ha fatto da base agli altri tre vangeli, si fosse concluso proprio così: senza l’apparizione di Gesù a Maria Maddalena, senza le altre apparizioni e senza il mandato missionario.

Grazie ai manoscritti in lingua greca, trovati successivamente, non è stato così. Il Vangelo di Marco prosegue dal versetto 9 fino al versetto 20, riportando le apparizioni del Signore risorto e il mandato affidato ai discepoli.

Il tema centrale di questo brano è l’incredulità, e Marco ci lascia tre insegnamenti.

 
  1. Quando siamo confusi dobbiamo proseguire con fede.

    Spesso l’incredulità nasce dalla confusione, dalla poca ed errata conoscenza che diventa un freno alla nostra azione. Quando siamo pieni di dubbi e paure facciamo fatica ad affidarci al Signore e a continuare il nostro cammino con Dio.

    È quello che accade alle donne al sepolcro. Avevano vissuto con Gesù, lo avevano seguito e servito fedelmente. Ora però sono terrorizzate e confuse. Avevano dedicato tutto a Gesù e ora sembra che non sia rimasto nulla di quello che avevano ricevuto: nemmeno una tomba dove andarlo a piangere.

    Che fare ora che il Maestro non c’è più?

    La loro confusione è tale che non ricordano più le parole di Gesù né le sue opere: la risurrezione di Lazzaro, le guarigioni, i miracoli che avevano ammirato.

    La stessa incredulità si trova anche nei discepoli. Quando Maria Maddalena annuncia loro che Gesù è risorto, non credono alle sue parole. E non credono neppure ai due discepoli ai quali Gesù era apparso sulla via di Emmaus.

    Erano talmente afflitti dal dolore che non riuscivano neppure ad accettare una notizia che avrebbe potuto consolarli.

    A volte succede anche a noi. Possiamo essere così scoraggiati da non riuscire ad ascoltare parole di incoraggiamento. Ci chiudiamo in noi stessi e ci isoliamo dagli altri. E anche se questo può sembrare naturale, è comunque pericoloso, perché ci allontana dagli altri e anche dalla soluzione.

    La cosa che ci incoraggia è che il Signore ha sempre la chiave per aprire il nostro cuore, per parlarci, consolarci e rialzarci.

    A volte preferiamo restare nel nostro malessere come in una zona di conforto. Rimaniamo immersi nelle nostre fragilità o nel nostro ruolo di vittime invece di cercare un cambiamento.

    Ma proprio nei momenti di crisi il Signore opera spesso trasformazioni profonde nella nostra vita. Per questo, anche nella confusione, siamo chiamati a continuare ad andare avanti con fede.

    Il secondo insegnamento che ci viene da Marco è che

 

2. Quando siamo increduli dobbiamo tornare alle basi.

Questo testo ci insegna anche che, quando l’incredulità prende il sopravvento, abbiamo bisogno di tornare alle basi della nostra fede e alle promesse di Dio.

Quando l’angelo annuncia alle donne che Gesù non è più nel sepolcro, invece di ricordare le parole del Maestro vanno nel panico: escono dal sepolcro, fuggono e non vanno subito ad annunciare ai discepoli ciò che avevano ascoltato.

Non riescono a comprendere pienamente quello che è accaduto né a ricordare ciò che Gesù aveva detto loro riguardo alla sua morte e alla sua risurrezione. Persino Maria Maddalena, che Gesù aveva liberato da sette demoni, inizialmente rimane sconvolta.

Anche i discepoli non si dimostrano molto pronti. Avevano ascoltato direttamente Gesù parlare della sua morte e della sua risurrezione. Avevano ricevuto la notizia dalle donne e poi dai due discepoli di Emmaus. Eppure, continuano a non credere e a dubitare.

I discepoli non credono alle testimonianze sulla risurrezione. Solo quando Gesù appare loro mentre sono a tavola e li rimprovera per la loro incredulità e durezza di cuore, allora ricordano, credono e iniziano ad agire.

Potremmo essere tentati di giudicare queste donne e questi discepoli. Ma se siamo sinceri dobbiamo riconoscere che anche noi spesso reagiamo allo stesso modo. La risurrezione era una notizia troppo grande e straordinaria per essere compresa subito. La loro reazione era causata dalla paura ma anche dallo stupore.

Eppure, proprio loro ricevettero il compito di portare la notizia ai discepoli. E questi discepoli, nonostante le loro debolezze, ricordano le parole del loro Maestro e credono, e saranno quelli che annunceranno il vangelo alle generazioni future.

Il terzo insegnamento di Marco è che

3. Abbiamo una missione da proclamare.

Quegli stessi uomini fragili, incerti e a volte increduli ricevono da Gesù questo mandato: “Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura” (Mt 28:18-20).

Gesù affida loro la missione di annunciare la buona notizia alle generazioni future, promettendo di essere con loro fino alla fine dell’età presente.

È un compito straordinario. Come dice l’apostolo Paolo: “Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare se non c’è chi lo annunzi?” (Rm 10:14).

Il vangelo deve essere annunciato a tutti, senza distinzione: “a ogni creatura”.
Deve essere annunciato in ogni luogo, fino alle estremità della terra.

È il messaggio del vero Dio che riconcilia a Sé chi è perduto e separato da Lui attraverso Gesù Cristo, che ha dato la sua vita per la salvezza di chi crede in Lui. È un messaggio meraviglioso perché dona pace a chi non ha pace, riposo a chi è stanco, perdono e salvezza a chi è lontano da Dio.

Ed è straordinario che il Signore scelga vasi fragili come noi per custodire e annunciare questa parola meravigliosa.

Conclusione

Siamo chiamati ad annunciare tutto il vangelo, non solo una parte: creazione, caduta e redenzione.
A tutto il mondo, perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio.
E da tutta la chiesa, perché ogni credente è chiamato a testimoniare la propria fede.

Tutti devono ascoltare il vangelo di Cristo, nessuno escluso.
E la Scrittura afferma chiaramente: “Chi avrà creduto e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non avrà creduto sarà condannato” (Mr 16:16).

Siamo fragili, a volte increduli e incerti. Ma questo è il compito che Dio ha affidato alla sua chiesa.

Viviamolo con passione, confidando nella sua fedeltà, e annunciamo il vangelo anche nelle opportunità che il Signore preparerà per noi. Preghiamo!

 
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Gesù è risorto (Marco 15:42-16:8)