Hai il privilegio di credere (Luca 15:11-24)
Introduzione
Questo brano ci racconta la storia di “Un uomo che aveva due figli”.
Un padre che non ha figli “per caso”, ma figli che sono frutto di una relazione profonda, intima, e che rappresentano per lui un’eredità, un legame e un investimento per il futuro della sua casa.
In questa storia emergono tre punti importanti per la nostra vita.
Il primo ci parla di
Quando si spezza la relazione col padre.
In una situazione apparentemente tranquilla accade qualcosa di forte, di traumatico, di doloroso: il figlio minore decide di rompere il rapporto con il padre: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta” (v. 12).
Questo giovane aveva tutto: aveva tutta la libertà che desiderava, la sicurezza di un avvenire florido, le opportunità di ereditare l’azienda del padre… Ma tutto questo non gli bastava, voleva sempre qualcosa in più.
Poteva partecipare alla vita della famiglia e contribuire al suo sviluppo, ma desiderava sempre qualcosa in più. Cercava sempre nuove esperienze, emozioni sempre più forti, qualcosa che lo realizzasse davvero.
Era spinto da un desiderio sfrenato di avere più cose, più esperienze, più occasioni, ma non trovava pace né appagamento, nonostante questa ricerca spasmodica.
Il padre gli aveva dato un’identità e un futuro. Il giovane sapeva che un giorno avrebbe ricevuto la sua parte di eredità. Eppure, sceglie di sacrificare e mandare all’aria la relazione con il padre e con la famiglia, pur di avere ciò che bramava più di tutto.
Il padre diventa per lui solo un mezzo: qualcuno da cui ottenere ciò che vuole, una sorta di “bancomat”, ma anche un ostacolo alla sua libertà di emanciparsi.
Così il padre, a malincuore, dopo averlo cresciuto e educato, è costretto a lasciarlo andare.Infatti, dopo poco tempo, il figlio parte per un paese lontano, e spreca tutto quello che ha ricevuto dal padre, vivendo in modo sregolato (v. 13).
Lontano dal padre e dagli affetti familiari, cerca di riempire il vuoto interiore con esperienze, relazioni e divertimenti, ma senza mai riuscire a riempire questo vuoto. Il vuoto dentro di lui cresce sempre di più, diventando una voragine sempre maggiore e pericolosa, che inghiotte la sua esistenza.Applicazione:
- Quando perdiamo il senso di ciò che siamo e di ciò che abbiamo, iniziamo a cercare altrove quello che già possediamo, senza mai esserne soddisfatti.
- Quando la nostra ambizione è autonoma dalla volontà di Dio, tutto ciò che ne avremo non sarà mai abbastanza, e non porterà alcun frutto e nessun’appagamento.
Il secondo ci parla di
2. Quando le relazioni non riempiono il vuoto.
Il figlio spreca tutto quello che ha, anche per attirare persone intorno a sé. Cerca relazioni che lo facciano sentire importante e amato agli occhi degli altri.
Pensa di essere libero, ma in realtà diventa schiavo delle sue scelte e della sua bramosia. Le relazioni che costruisce sono superficiali, strumentali, interessate e non gli danno nulla di sostanziale e di vero.
Tutti cerchiamo amore, affetto e relazioni sincere. Ma spesso siamo delusi, e siamo disposti a scendere a compromessi pur di averne, e alla fine perdiamo “capri e cavoli”, cioè l’identità e relazioni proficue e benedette.
Le relazioni vere si vedono nei momenti difficili: “Quando ebbe speso tutto… cominciò a trovarsi nel bisogno” (v. 14).
È proprio lì che si scopre quanto siano fragili certe relazioni. Quanto siano state soltanto strumentali.
La sua ricerca lo porta sempre più in basso: “Avrebbe voluto sfamarsi con i baccelli che mangiavano i maiali…” (v. 16).
Cercare relazioni sbagliate porta solo frustrazione e vuoto.
Dare per ricevere crea solo un circolo vizioso che avvilisce. Cercare relazioni per riempire i vuoti produce delusione e depressione.
A un certo punto, però, succede qualcosa di impensabile e straordinario, qualcosa di incoraggiante: “Allora, rientrato in sé” (v. 17).
Si ferma, riflette, inizia a riconoscere la realtà per quella che è realmente. La guarda in faccia. La riconosce e la tocca con mano.
Capisce che il problema non sono gli altri, ma è lui stesso.
Non è colpa del padre o del fratello, ma è una sua responsabilità, un suo errore.
Solo riconoscendo questo può iniziare la messa in discussione di sé stesso, dei propri errori che può innescare e portare a un vero cambiamento.
Applicazione:
- Dobbiamo imparare a distinguere le relazioni vere da quelle tossiche e che consumano;
- Dobbiamo smettere di dare la colpa agli altri;
- Dobbiamo fermarci e dirci la verità su noi stessi.
Questo è il primo passo per uscire da ciò che non funziona.
Il terzo ci parla di
3. Quando si scieglie di tornare al padre.
“Io mi alzerò e andrò da mio padre…” (v. 18).
Il ritorno è difficile, doloroso, impegnativo, ma è necessario.
Significa riconoscere di aver sbagliato e scegliere una strada diversa, una classica “inversione a U”.
Non è solo capire, ma è decidere: abbandonare ciò che si è fatto male, e tornare verso una relazione vera.
È un cambiamento concreto, radicale, che permette di riorientare e di ricostruire.
Applicazione: il cambiamento passa da scelte semplici ma reali:
- quella di prendersi la responsabilità della propria vita;
- smettere di accusare gli altri;
- ricostruire relazioni buone e sincere;
- scegliere ogni giorno ciò che è giusto, anche quando questo ha un costo.
Il figlio decide di tornare e di parlare con il padre, riconoscendo il proprio errore.
Da qui può iniziare una nuova vita.
Conclusione
Abbiamo un Padre con il quale possiamo godere di una relazione speciale.
- Coltiviamo sane relazioni nella nostra vita, invece di costruirne delle fasulle e tossiche.
- Privilegiamo relazioni sante che riempiono e ci fanno del bene.
- Scegliamo ogni giorno ciò che vale, anche se nell’immediato ci richiede un costo, un impegno, nella certezza che un giorno porterà frutto nella nostra vita. Preghiamo!