Che discepolo sei? (Marco 10:32-52)

Introduzione

Non vi è mai capitato di condividere con un vostro amico un peso, e questa persona non sembra molto interessata a quello che state dicendo? Voi avete un problema enorme, lui è un amico di vecchia data, eppure non è sulla vostra stessa lunghezza d’onda, e non vi ascolta più di tanto.

Leggendo il brano di Marco si percepisce la stessa sensazione, poiché Gesù sta informando per la terza volta i suoi discepoli che ben presto dovrà abbandonarli perché sarà imprigionato e ucciso, e loro non solo non ascoltano, ma dimostrano una grande superficialità e arroganza chiedendogli: “Concedici di sedere uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra nella tua gloria” (v. 37).

Nella predicazione di oggi Gesù ci parla del discepolato e ci chiede che tipo di discepolo intendiamo essere!?

Nel primo punto ci viene chiesto se vogliamo essere

 
  1. Discepoli o arrivisti?

    La richiesta di Giacomo e Giovanni è un esempio pessimo di discepolato, poiché è irrispettosa e inopportuna visto anche la circostanza, visto che Gesù sta salendo a Gerusalemme per essere catturato e ucciso (v. 33). La loro è una richiesta arrogante e incosciente, al punto che è lo stesso Gesù ad affermare: “Voi non sapete quello che chiedete” (v. 38). Essi non comprendono la gravità e la portata di questa pretesa e neanche il costo: “Potete voi bere il calice che io sto per bere…?” (v. 38b).

    La richiesta di Giovanni e Giacomo evidenzia quanto l’individualismo e l’egoismo accechi la mente, e quanto abbia bisogno di essere guarita da parte di Dio. Infatti, Gesù davanti alla loro risposta presuntuosa, di essere in grado di bere il calice che Gesù berrà con la sua morte, li avverte che certamente berranno questo calice, ma dopo la sua morte, quando saranno perseguitati.

    La chiesa di Dio non ha bisogno di uomini ambiziosi e arrivisti, non ha bisogno di capi e uomini di potere, egoisti e individualisti, ma ha bisogno di discepoli che ubbidiscono e seguono l’esempio che Gesù ha incarnato e insegnato in tutta la sua vita. Gesù aveva incarnato e insegnato l’umiltà e la mansuetudine, ma questi discepoli non avevano compreso nulla. Aveva insegnato loro l’amore e l’altruismo, ma loro facevano a gara per chi era più importante tra loro. Aveva insegnato che gli ultimi sarebbero stati i primi, ma loro volevano essere i primi e ambivano ad essere capi sugli altri.

    Siamo discepoli o individualisti? Guardiamo a soddisfare il nostro ego o pensiamo al benessere della chiesa? Amiamo i primi posti o ci rallegriamo del posto che Dio ci ha dato, pensando che quello è il meglio per noi e per la chiesa nella quale lui ci ha inseriti per amarci gli uni gli altri? “Se dunque io che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti, vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come io vi ho fatto. In verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato. Se sapete queste cose, siete beati se le fate” (Gv 13:14-17). Questa è la realizzazione a cui ogni credente dovrebbe ambire, sapere cioè che quello che il Signore ci ha dato e ci ha chiamato a fare è la cosa migliore per cui essere felici. 

    In secondo luogo, chiediamoci se vogliamo essere

 

2. Servi o capi?

Gesù continuando il suo corso di discepolato mette in evidenza la sua diversa visione del mondo e di azione tra il mondo circostante e il regno di Dio. Lui afferma che, mentre i governanti abusano del potere per governare le nazioni, nel mondo di Dio al contrario, non si userà né la forza e né il potere, poiché: “Chiunque vorrà essere grande fra di loro, sarà il servitore di tutti, e chiunque vorrà essere il primo sarà servitore di tutti gli altri. Poiché anche lui non è venuto per essere servito, ma è venuto per servire e dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti” (vv. 43-45).

Nel regno di Dio non deve prevalere il potere e la forza, ma l’amore e il servizio verso gli altri. Deve prevalere l’esempio e l’altruismo che Gesù ha incarnato pienamente, visto che è venuto per servire e dare la sua vita per noi. Questo è l’esempio che dobbiamo seguire: amare i nostri fratelli, servirli come ha fatto Gesù, dare la nostra vita per loro. Forse non letteralmente, ma comunque favorire gli altri anziché prevaricarli, concedere loro i primi posti senza prevalere o ostacolarli: “Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiore a sé stesso, cercando ciascuno non il proprio interesse, ma quello degli altri” (Fl 2:3-4).

Il mondo in cui viviamo, non avendo alcuna prospettiva, proclama il “Carpe diem” (cioè il cogli l’attimo), noi invece, avendo un premio che Dio ci ha preparato, dobbiamo proclamare e vivere l’amore per gli altri, adoperarci per fare il bene e vivere la bontà come ha fatto Gesù: “Voi invece amate i vostri fratelli, fate il bene e prestate senza sperare di ricevere nulla e il vostro premio sarà grande e sarete figli di Dio, poiché egli è buono verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro” (Lc 6:35-36).

Come vanno i rapporti interpersonali nella chiesa? Spesso anche nelle nostre chiese ci sono delle tensioni vecchie come il mondo, e viviamo dei rapporti personali peggiori di quelli del mondo. Abbiamo bisogno di guarigioni e di rappacificazioni con i nostri fratelli. Ricordiamo le parole di Gesù: “Io vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Poiché da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13:34-35). L’amore e l’altruismo sono la caratteristica di un sano discepolato e della salute di una chiesa, poiché dimostrano la credibilità di una fede matura e autentica e di una testimonianza efficace, pensiamoci e rappacifichiamoci se abbiamo dei conflitti con i nostri fratelli.          

Infine, chiediamoci se vogliamo rimanere

3. Ciechi o uomini di visione?

Dopo il pessimo esempio di discepolato offerto da Giacomo e Giovanni, e dopo le coordinate di un sano discepolato insegnato da Gesù, veniamo ad un buon esempio offerto da Bartimeo, che era cieco dalla nascita come ci racconta Marco nel suo testo (v. 46).

Bartimeo avendo saputo che da lì a poco sarebbe passato Gesù si mise a gridare: “Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me” e anche quando lo sgridavano per le sue urla lui, con insistenza continuava ancora più forte a gridare: Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me” (vv. 47-48).

Sorprendentemente quest’uomo cieco e mendicante, vede più lontano di quanto sappiano vedere i discepoli di Gesù, poiché lui riconosce che Gesù è il Messia, il Figlio di Davide che essi stavano aspettando. Sa che passerà di lì e fa di tutto per cercare la sua attenzione affinché lo guarisse, mentre i discepoli che avevano un’ottima vista, avevano ascoltato Gesù e i suoi insegnamenti, avevano vissuto con lui e mangiato con lui, spesso non lo capiscono e non apprezzano le sue opere.

Spesso anche noi credenti, anziché avere discernimento e lungimiranza per essere un riferimento per altri, subiamo la visione del mondo altrui e andiamo a rimorchio degli altri. Leggiamo ciò che accade con gli stessi occhi degli altri, invece di interpretare ciò che accade con gli occhi di Dio. Eppure, abbiamo la parola di Dio e lo Spirito Santo, ma non vediamo in modo corretto; anzi, spesso invece di indicare noi la strada ai non credenti siamo più ciechi di loro, e le nostre scelte non sono in alternativa al mondo, ma spesso sono in linea con esso.

Conclusione

Ricordiamo ciò che il Signore dice in Matteo 5:14-15 “Voi siete il sale della terra, ma se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato… Voi siete la luce del mondo… Questa luce deve risplendere davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli”. Preghiamo perché il Signore ci trasformi per essere credibili in questo mondo affinché possiamo essere dei buoni discepoli, dei servi fedeli e riferimenti credibili per questo mondo. Amen!

 
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