Gesù ci chiama all’integrità (Marco 14:53-72)
Introduzione
Spesso nella nostra cultura si assiste a processi mediatici sommari alimentati dal pettegolezzo: si riaprono casi chiusi – come quello di Garlasco dell’omicidio di Chiara Poggi – presentando nuovi indizi come prove, al fine di mettere in discussione anni di indagini e trovare un capro espiatorio da esporre alla pubblica piazza. Una dinamica simile si ritrova anche al tempo di Gesù, quando il sommo sacerdote e i suoi seguaci cercano testimonianze false per condannarlo a morte.
Il brano presenta due scene intrecciate: Gesù davanti al sinedrio e Pietro nel cortile. Nella prima, Gesù confessa la verità e rimane fedele a Sé stesso, al Padre e alla sua missione; nella seconda, Pietro che cede alla paura e nega di conoscerlo.
Da questo contrasto emergono tre questioni decisive.
Il primo contrasto riguarda la
Verità e la falsità.
I capi religiosi nella loro posizione avrebbero dovuto ricercare la verità, perseguirla con tutto il cuore; avrebbero dovuto rappresentare la verità, proclamarla e diffonderla dovunque e in ogni occasione. Invece fanno di tutto per nasconderla, per travisarla e per combatterla con ogni mezzo: “Cercavano qualche testimonianza contro Gesù per farlo morire” (v. 55). QUESTA ERA LA LORO MISSION E IL LORO OBIETTIVO.
Loro non solo combattevano la verità, ma influenzavano il popolo affinché si negasse la verità e si movesse guerra contro Gesù, per trovare ogni motivo e modo per accusarlo: “Molti deponevano il falso contro di Lui, ma le testimonianze non erano concordi” (v. 56). PER PORTARE AVANTI IL LORO OBIETTIVO ERANO DISPOSTI A SVIARE I LORO SEGUACI.
Altri si unirono a questo delirio collettivo travisando e strumentalizzando le parole che Gesù aveva pronunciato in precedenza e sono disposti ad usare ogni mezzo per raggiungere il loro scopo: “Alcuni si misero a testimoniare falsamente contro di Lui dicendo: noi l’abbiamo sentito dire che avrebbe distrutto il tempio e in tre giorni ne avrebbe ricostruito un altro non fatto di mano d’uomo” (v. 58). E IN QUESTO INAUGURANO IL PRINCIPIO SECONDO CUI: “IL FINE GIUSTIFICA IL MEZZO”!
Tuttavia, i loro tentativi si rivelano inconsistenti, perché fondati su menzogna e pregiudizio. Chi rifiuta la verità diventa schiavo della menzogna e agisce sotto l’impulso dell’odio e dell’ignoranza. In questo modo i capi religiosi non solo combattono Gesù, ma tradiscono il loro ruolo di rappresentanti di Dio.
Pietro, al contrario, la verità l’ha conosciuta da vicino: ha vissuto accanto a Gesù, ha ascoltato il suo insegnamento, ha respirato quotidianamente quella verità. Eppure, nel momento decisivo, la nasconde per paura. Gesù invece, che è la Verità, la proclama con libertà e fermezza, senza lasciarsi intimidire dalle accuse.
Il secondo contrasto riguarda la
2. Fedeltà e l’infedeltà.
Chi non dimora nella verità della parola di Dio, chi non frequenta e non si nutre di essa è come una banderuola che è trasportata qua e là dal vento. È solo se abbiamo frequentato la verità, è solo se abbiamo respirato la verità e l’abbiamo fatta nostra che possiamo ambire ad essere fedeli a noi stessi, a Dio e a mantenere fede alla chiamata che ci è stata rivolta da Dio.
Questi capi religiosi rinnegando la verità, nascondendola e contrastandola con tutto il loro cuore avevano rinnegato sé stessi, il loro ruolo e la fedeltà alla chiamata che avrebbero dovuto onorare. Il sommo sacerdote davanti al fallimento dei capi religiosi, subentra con la sua autorità per interrogare Gesù cercando di ferirlo nell’orgoglio: “Non rispondi nulla? Non senti cosa testimoniano contro di te?” (v. 60), cerca di denigrarlo tentando falsamente di prendere le sue difese, evidenziando la mancanza di rispetto per la verità (cioè Gesù stesso) e la fedeltà al suo ruolo di alfiere della religiosità istituzionale.
E quando Gesù risponde che Lui è il Cristo, il Figlio di Dio affermando: “Io lo sono” il sommo sacerdote dà in escandescenza stracciandosi le vesti e lo dà in pasto alla folla infervorata che gli sputa addosso, lo picchiano e lo offendono pesantemente” (v. 65). Questi uomini non erano stati liberati dalla verità, poiché non la conoscevano e non possono accoglierla, farla propria e agire in suo favore per promuoverla. Di conseguenza sono schiavi dei loro pregiudizi e della loro ignoranza, e non possono per questo essere fedeli a loro stessi, a Dio e alla verità che dovrebbero onorare.
Oggi viviamo in una società che ha rinnegato la verità e vive l’infedeltà come modello senza alcun problema di coscienza e senso di colpa. Sì, l’infedeltà è entrata a pieno titolo nel sistema e in ogni ambito e relazione. Si è infedeli nella mancanza di tenere fede alla parola data, si è infedeli nelle relazioni coniugali, amicali, lavorative, sociali perché ci si è allontanati dalla verità, la si disconosce sistematicamente, la si evita o la si confonde inquinandola con mezze verità, con imitazioni e surrogati della verità, fino ad inquinarla con vere e proprie menzogne che ormai sono state sdoganate e normalizzate. Pensiamo a quello che accade con le nuove tecnologie e con l’Intelligenza artificiale, e ai danni che tutto questo porterà anche nelle nostre realtà.
Anche nelle chiese ci si discosta dalla verità, la si riduce per paura di essere impopolari e poco attraenti per questo mondo. Ci si preoccupa per le poche conversioni e per questo si omettono le parti scomode della parola di Dio. Si annuncia la bella notizia della creazione e della redenzione, ma non si parla della caduta e del peccato. Si parla del paradiso e del regno di Dio, ma non del giudizio e dell’inferno. Ci si fa conquistare dalla seduzione ecumenica in cui si cerca di evidenziare le cose che uniscono e si tralasciano quelle che dividono, mettendo in piedi una melassa che accomuna e rassicura, ma così facendo ci si allontana sempre di più dalla verità e dalla fedeltà e del ruolo che dobbiamo avere come chiese confessanti capaci di illuminare e dare guida a questo mondo che sta andando alla deriva.
Il terzo contrasto riguarda l’
3. Integrità e Nicodemismo.
Se non siamo frequentatori e amministratori della verità non saremo neanche fedeli e, se non saremo nutriti e portatori di verità non avremo neppure una identità chiara e rischiamo di vivere una vita e una testimonianza debole e divisa, una vita e una testimonianza che possiamo definire “Nicodemista” (cioè, una fede divisa e nascosta).
È il caso di Pietro che, pur vivendo a stretto contatto con Gesù, essere stato alla sua scuola, essere stato uno dei discepoli più vicini a Lui, cade rinnegandolo per ben tre volte, e invece di rimanere ancorato alla verità lo tradisce, invece di rimanere al fianco del suo Maestro afferma di non conoscerlo. Invece di testimoniare una fede autentica si nasconde per paura di farsi coinvolgere.
Questo potrebbe sembrarci stano e assurdo, ma non lo è perché attraverso Pietro Marco ci parla di noi, poiché Pietro ha frequentato a stretto contatto la verità, l’ha respirata quotidianamente, eppure è caduto nel tranello della paura e ha rinnegato Gesù. Davanti alle minacce si è nascosto, invece di simpatizzare e prendere le parti del suo Maestro lo ha rinnegato, invece di porgergli una mano lo ha tradito e prima che il gallo cantasse per la seconda volta lui lo rinnega per la terza volta, e non poté fare altro che disperarsi e piangere per ciò che aveva fatto e per ciò che avrebbe dovuto fare.
Questa è la nostra condizione umana. Questo siamo noi che, pur essendo discepoli di Cristo manchiamo e cadiamo perché la carne è debole.
Solo per la grazia di Dio possiamo essere riempiti della verità della parola di Dio. Solo per la grazia di Dio possiamo acquisire una fede autentica e identitaria che ci aiuti a combattere il nicodemismo strisciante che spesso ci contraddistingue. Solo per la grazia di Dio e l’opera dello Spirito Santo possiamo resistere alle paure e alle tentazioni che ci inducono a rinunciare e a cadere.
Conclusione
Abbiamo bisogno di dimorare e frequentare la verità della parola di Dio per essere, con l’aiuto del Signore e l’opera dello Spirito Santo, fedeli a Cristo per non tradirlo e affinché possiamo vivere una fede e una testimonianza fieramente identitaria e combattere il nicodemismo che a volte ci pervade e ci seduce.
Affidiamo le nostre precarietà al Signore e confidiamo in Lui e nella sua opera pregando che ci soccorra nei momenti di fragilità e debolezza, affinché possiamo rimanere in piedi senza tradirlo e fuggire le nostre responsabilità. Preghiamo!